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Specchi a confronto

Specchi a confronto

Specchi a confronto

Sabato 24 febbraio 2018, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Maria Angélica Mirauda e Maria Sabetti, a cura di Veronica Longo, presso Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (Lungomare Bagnoli, stazione Cumana Dazio). Per l’occasione, il cantautore e scrittore Valerio Bruner, accompagnato da Andrea Russo, presenta la performance musicale, Down the river.

La stagione 2018 Controsegno apre con un’esposizione variegata e originale, la bipersonale della cilena Maria Angélica Mirauda e della napoletana Maria Sabetti. Apparentemente le due artiste sono molto diverse tra loro, esprimendosi, l’una attraverso l’incisione, l’altra, per mezzo della ceramica, eppure, a ben vedere, tante sono le affinità che le accomunano. Innanzitutto le due Maria, da vere artiste, pur essendo ben piantate con i piedi su questa terra, con le loro opere vivono in una sorta di universo parallelo e fantasioso composto da oggetti fantastici che appartengono alla nostra quotidianità: teiere, tazzine, scarpe, animali vari, personaggi fluttuanti nell’aria tra mille colori, concorrono a restituirci un ritratto della realtà piacevole e giocoso. In funzione di questa mostra, le due artiste, seppure in continenti ben distanti tra loro, hanno lavorato in tandem, ispirandosi a vicenda, da qui il titolo Specchi a confronto, laddove, l’immagine incisa della Mirauda, diviene fonte di ispirazione per la Sabetti, le cui ceramiche e simboli scaramantici partenopei sono poi rappresentati nelle matrici della cilena, in un gioco continuo di rimandi e riflessi. Esiste, infatti, una palese corrispondenza nelle loro creazioni che volutamente si “specchiano”, passando dalla superficie bidimensionale a quella tridimensionale e viceversa, anche se poi ognuna caratterizza l’opera secondo la sua personalità e sensibilità. Due anime sottili che però si incontrano, essendo entrambe delle professioniste con una formazione accademica: negli anni ambedue si sono adoperate anche in altre discipline quali la pittura, la Sabetti ha anche un percorso come incisore, mentre la Mirauda si è spesso espressa nella performance. Non solo, oltre all’appartenere alle terre del Sud, le due artiste, da sempre insegnano le tecniche di cui sono maestre, l’una come docente di Tecniche dell’Incisione presso l’Universidad Finis Terrae di Santiago del Cile, l’altra, istituendo il laboratorio MASA, che da anni accoglie tutti coloro che vogliono apprendere i segreti della ceramica, dal refrattario alla brillantezza del raku, ma anche ospitando altri artisti che insegnino, ad esempio, l’arte presepiale, nella più pura tradizione partenopea del ‘700. Conoscendole nello specifico, Maria Angélica Mirauda nasce nel 1959 a Santiago del Cile, dove ottiene il diploma accademico di II livello in Arti Visive con specializzazione in Grafica d’Arte all’Universidad del Chile. Nel 1984 si perfeziona in Tecniche della stampa all’Universidad Complutense e in Restauro presso il Museo Nacional del Prado, entrambi a Madrid. Insegna Tecniche dell’Incisione dal 1998 ma la vera svolta accade nel 2006, quando inizia la ricerca sul Grabado verde, tenendo vari seminari in giro per il mondo. Questa metodologia atossica, da lei ideata sul Tetra Pak, è il fine ultimo del suo incessante studio di questi anni, volto sempre alla difesa dell’ambiente, alla salvaguardia del benessere fisico di chi la esegue, senza per questo sminuirne la qualità artistica. Questa matrice, infatti, oltre esser degradabile e facilmente reperibile dall’uso di prodotti giornalieri (latte, vino, bibite o altro), si può ritagliare come si desidera, incidere e stampare contemporaneamente su entrambi i lati, si adatta a vari tipi di goffratura e consente di “scrivere” nel verso esatto, scavalcando così il problema della specularità. Ovviamente, la superficie in Tetra Pak ha essa stessa una trama, insita nelle pieghe del materiale, che la Mirauda ben utilizza per le sue creazioni che, dalle teiere dalle forme particolari, passano a scarpe da uomo, da ginnastica o dal tacco alto, indice di femminilità, ma anche dell’incedere in un tango vorticoso o nel cammino più importante, che è quello della nostra esistenza. Non a caso, l’artista narra di una lunga tradizione di maestri artigiani calzolai nella sua famiglia che, partendo dal nonno, per giungere ai nipoti, hanno lavorato un’intera vita e tramandato ai posteri i segreti di un antico mestiere. Non solo, se la tazza è quell’oggetto tanto caro alla ceramica raku, la scarpa è altamente simbolica: nelle foggia delle calzature caratterizza chi le indossa e, nell’orma, lascia l’impronta più autentica della presenza dell’uomo su questa terra, sebbene si tratti di una traccia transitoria destinata a cancellarsi come i segni sulla sabbia leggera.

Sulla scia dell’altissimo artigianato, ma che va ben oltre la pura manualità, è anche l’operato di Maria Sabetti: classe 1964, dopo gli studi di grafica pubblicitaria nel 2003 consegue il diploma di II livello in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove frequenta anche la Scuola Libera del Nudo e i corsi di Tecniche dell’Incisione. L’incontro con la ceramica avviene quasi per caso nel 2000 quando, entrando in un laboratorio, resta letteralmente rapita dal fascino della forgiatura e della duttilità di questo materiale. Inizia così i suoi lavori da autodidatta, nel 2011-12 segue dei workshop di ceramica a Velletri, fino alla scoperta del raku, grazie ai maestri Riccardo Paolucci e Matteo Salsano, che le mostrano la magia di questo nuovo mondo, composto da fuoco, aria e acqua. Questa tecnica di cottura giapponese, il cui nome significa «comodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere», trova le sue antiche origini nel XVI secolo ed è legata alla cerimonia del tè, realizzata con oggetti poveri e incentrata sulla tazza che gli ospiti si scambiano. Questo rito esalta l’armonia delle piccole cose e la bellezza nella semplicità e naturalezza delle forme. Il raku rappresenta così per la Sabetti una sorta di “rivelazione” del suo profondo universo creativo perché si rende conto che è il mezzo più idoneo per esprimere l’idea dell’arte, fondata sul mistero e la spiritualità, laddove tutto il processo si basa sull’imprevedibilità degli elementi e sul processo chimico che da essi ne deriva: come per l’incisione, il risultato finale resta oscuro fino alla fine quando l’elaborato, a lungo meditato e “costruito”, viene finalmente alla luce. Il metodo raku, infatti, si svolge in due fasi durante le quali il pezzo di argilla, una volta asciutto, viene cotto a 950° in forni elettrici, poi decorato e fatto cuocere in un forno a pozzetto a fuoco vivo e, ancora incandescente, una volta estratto, lo si raffredda all’aria bagnandolo con acqua fredda per farlo cavillare. Negli anni ‘70 la tecnica procede per riduzione di ossigeno inserendo l’oggetto, ancora caldo, in un recipiente di metallo contenente, al suo interno, segatura o giornali, per poi essere chiuso con un coperchio che ne impedisce l’ossigenazione, cambiandone così gli smalti e le cristalline con cui è decorato. Si intuisce, quindi, come la realizzazione di un’opera in ceramica sia cosa tutt’altro che semplice e in cui l’alchimia è un fattore da cui non si può prescindere… da qui il motivo chiave delle opere della Sabetti, in cui tutto è un gioco per rappresentare il paese delle meraviglie di Alice attraverso gli ingobbi, gli smalti, le forme fantastiche di teiere dalle fogge stravaganti ispirate talvolta dal mondo animale o i cappelli-vassoi da mago, al fine di portare nella realtà quotidiana, colma di tristezza e oblio, quell’incanto del mondo infantile, laddove c’è ancora posto per la fantasia e l’immaginazione.

Al confine tra realtà e sogno, si introduce la performance musicale di Valerio Bruner & The Dirty Wheels: già ospiti di Controsegno nel 2017, ora sono un gruppo più ampio e si presentano in diverse vesti e formazioni, a seconda della location e delle occasioni. Nascono inconsapevolmente, quando Valerio Bruner inizia a buttare giù le prime canzoni poi diventate la colonna sonora di Nonsense a Nord del Tamigi, spettacolo teatrale portato in scena con la sua compagnia Te.Co. Teatro di Contrabbando, vincitore nel 2015 della rassegna Stazioni d’Emergenza indetta dal Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli. Per la serata, si esibiscono Valerio Bruner (voce, chitarre acustiche, armonica) e Andrea Russo (chitarre elettriche) in un folk-rock che narra le vicende di un’anima persa nel fiume, metafora e riflesso della vita e di un viaggio composto da melodie e parole, storie di condanne e redenzioni, alla ricerca di una seconda opportunità…

Un evento imperdibile, ma anche un mese dedicato all’arte in cui, Controsegno diventa lo spazio per i corsi di Grabado verde (3-4 e 10-11 marzo) e Ceramica in sfoglie e smaltature (17 e 22 marzo): il finissage di sabato 24, con la performance Pez della Mirauda alle ore 18:00, chiude così degnamente il ciclo perché l’estro ha mille volti e sfaccettature, a seconda dei gusti e colori!

Testo critico di Veronica Longo

Rassegna stampa a cura di Rosalba Volpe  

La mostra è aperta fino al 24 marzo, dal martedì al sabato 16.30-20.00. Lunedì e festivi chiuso. INGRESSO GRATUITO.  Info: 3398735267 – controsegno@libero.it – www.controsegno.com FB: AtelierControsegno – Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/2071931273039708/

Bruner e Russo_web

Valerio Bruner e Andrea Russo live dell’Atelier Controsegno, giugno 2017