{"id":1823,"date":"2018-02-07T19:53:11","date_gmt":"2018-02-07T18:53:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.controsegno.com\/?p=1823"},"modified":"2018-02-07T19:53:11","modified_gmt":"2018-02-07T18:53:11","slug":"specchi-a-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.controsegno.com\/?p=1823","title":{"rendered":"Specchi a confronto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong><em>Specchi a confronto<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Sabato 24 febbraio 2018, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Maria Ang\u00e9lica Mirauda e Maria Sabetti, a cura di Veronica Longo, presso Atelier <em>Controsegno<\/em>, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (Lungomare Bagnoli, stazione Cumana <em>Dazio<\/em>). Per l\u2019occasione, il cantautore e scrittore Valerio Bruner, accompagnato da Andrea Russo<\/strong><strong>, presenta la performance musicale, <em>Down the river<\/em>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stagione 2018 <em>Controsegno<\/em> apre con un\u2019esposizione variegata e originale, la bipersonale della cilena Maria Ang\u00e9lica Mirauda e della napoletana Maria Sabetti. Apparentemente le due artiste sono molto diverse tra loro, esprimendosi, l\u2019una attraverso l\u2019incisione, l\u2019altra, per mezzo della ceramica, eppure, a ben vedere, tante sono le affinit\u00e0 che le accomunano. Innanzitutto le due Maria, da vere artiste, pur essendo ben piantate con i piedi su questa terra, con le loro opere vivono in una sorta di universo parallelo e fantasioso composto da oggetti fantastici che appartengono alla nostra quotidianit\u00e0: teiere, tazzine, scarpe, animali vari, personaggi fluttuanti nell\u2019aria tra mille colori, concorrono a restituirci un ritratto della realt\u00e0 piacevole e giocoso. In funzione di questa mostra, le due artiste, seppure in continenti ben distanti tra loro, hanno lavorato in tandem, ispirandosi a vicenda, da qui il titolo <em>Specchi a confronto<\/em>, laddove, l\u2019immagine incisa della Mirauda, diviene fonte di ispirazione per la Sabetti, le cui ceramiche e simboli scaramantici partenopei sono poi rappresentati nelle matrici della cilena, in un gioco continuo di rimandi e riflessi. Esiste, infatti, una palese corrispondenza nelle loro creazioni che volutamente si \u201cspecchiano\u201d, passando dalla superficie bidimensionale a quella tridimensionale e viceversa, anche se poi ognuna caratterizza l\u2019opera secondo la sua personalit\u00e0 e sensibilit\u00e0. Due anime sottili che per\u00f2 si incontrano, essendo entrambe delle professioniste con una formazione accademica: negli anni ambedue si sono adoperate anche in altre discipline quali la pittura, la Sabetti ha anche un percorso come incisore, mentre la Mirauda si \u00e8 spesso espressa nella performance. Non solo, oltre all\u2019appartenere alle terre del Sud, le due artiste, da sempre insegnano le tecniche di cui sono maestre, l\u2019una come docente di <em>Tecniche dell\u2019Incisione<\/em> presso l\u2019<em>Universidad Finis Terrae <\/em>di Santiago del Cile, l\u2019altra, istituendo il laboratorio <em>MASA<\/em>, che da anni accoglie tutti coloro che vogliono apprendere i segreti della ceramica, dal refrattario alla brillantezza del raku, ma anche ospitando altri artisti che insegnino, ad esempio, l\u2019arte presepiale, nella pi\u00f9 pura tradizione partenopea del \u2018700. Conoscendole nello specifico, <strong>Maria Ang\u00e9lica Mirauda<\/strong> nasce nel 1959 a Santiago del Cile, dove ottiene il diploma accademico di II livello in <em>Arti Visive<\/em> con specializzazione in <em>Grafica d\u2019Arte<\/em> all\u2019Universidad del Chile. Nel 1984 si perfeziona in <em>Tecniche della stampa<\/em> all\u2019Universidad Complutense e in <em>Restauro <\/em>presso il Museo Nacional del Prado, entrambi a Madrid. Insegna <em>Tecniche dell\u2019Incisione<\/em> dal 1998 ma la vera svolta accade nel 2006, quando inizia la ricerca sul <em>Grabado verde<\/em>, tenendo vari seminari in giro per il mondo. Questa metodologia atossica, da lei ideata sul Tetra Pak, \u00e8 il fine ultimo del suo incessante studio di questi anni, volto sempre alla difesa dell\u2019ambiente, alla salvaguardia del benessere fisico di chi la esegue, senza per questo sminuirne la qualit\u00e0 artistica. Questa matrice, infatti, oltre esser degradabile e facilmente reperibile dall\u2019uso di prodotti giornalieri (latte, vino, bibite o altro), si pu\u00f2 ritagliare come si desidera, incidere e stampare contemporaneamente su entrambi i lati, si adatta a vari tipi di goffratura e consente di \u201cscrivere\u201d nel verso esatto, scavalcando cos\u00ec il problema della specularit\u00e0. Ovviamente, la superficie in Tetra Pak ha essa stessa una trama, insita nelle pieghe del materiale, che la Mirauda ben utilizza per le sue creazioni che, dalle teiere dalle forme particolari, passano a scarpe da uomo, da ginnastica o dal tacco alto, indice di femminilit\u00e0, ma anche dell\u2019incedere in un tango vorticoso o nel cammino pi\u00f9 importante, che \u00e8 quello della nostra esistenza. Non a caso, l\u2019artista narra di una lunga tradizione di maestri artigiani calzolai nella sua famiglia che, partendo dal nonno, per giungere ai nipoti, hanno lavorato un\u2019intera vita e tramandato ai posteri i segreti di un antico mestiere. Non solo, se la tazza \u00e8 quell\u2019oggetto tanto caro alla ceramica raku, la scarpa \u00e8 altamente simbolica: nelle foggia delle calzature caratterizza chi le indossa e, nell\u2019orma, lascia l\u2019impronta pi\u00f9 autentica della presenza dell\u2019uomo su questa terra, sebbene si tratti di una traccia transitoria destinata a cancellarsi come i segni sulla sabbia leggera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scia dell\u2019altissimo artigianato, ma che va ben oltre la pura manualit\u00e0, \u00e8 anche l\u2019operato di <strong>Maria Sabetti<\/strong>: classe 1964, dopo gli studi di grafica pubblicitaria nel 2003 consegue il diploma di II livello in<em> Pittura<\/em> presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli, dove frequenta anche la <em>Scuola Libera del Nudo<\/em> e i corsi di<em> Tecniche dell\u2019Incisione<\/em>. L\u2019incontro con la ceramica avviene quasi per caso nel 2000 quando, entrando in un laboratorio, resta letteralmente rapita dal fascino della forgiatura e della duttilit\u00e0 di questo materiale. Inizia cos\u00ec i suoi lavori da autodidatta, nel 2011-12 segue dei workshop di ceramica a Velletri, fino alla scoperta del raku, grazie ai maestri Riccardo Paolucci e Matteo Salsano, che le mostrano la magia di questo nuovo mondo, composto da fuoco, aria e acqua. Questa tecnica di cottura giapponese, il cui nome significa \u00abcomodo, rilassato, piacevole, gioia di vivere\u00bb, trova le sue antiche origini nel XVI secolo ed \u00e8 legata alla cerimonia del t\u00e8, realizzata con oggetti poveri e incentrata sulla tazza che gli ospiti si scambiano. Questo rito esalta l&#8217;armonia delle piccole cose e la bellezza nella semplicit\u00e0 e naturalezza delle forme. Il raku rappresenta cos\u00ec per la Sabetti una sorta di \u201crivelazione\u201d del suo profondo universo creativo perch\u00e9 si rende conto che \u00e8 il mezzo pi\u00f9 idoneo per esprimere l\u2019idea dell\u2019arte, fondata sul mistero e la spiritualit\u00e0, laddove tutto il processo si basa sull\u2019imprevedibilit\u00e0 degli elementi e sul processo chimico che da essi ne deriva: come per l\u2019incisione, il risultato finale resta oscuro fino alla fine quando l\u2019elaborato, a lungo meditato e \u201ccostruito\u201d, viene finalmente alla luce. Il metodo raku, infatti, si svolge in due fasi durante le quali il pezzo di argilla, una volta asciutto, viene cotto a 950\u00b0 in forni elettrici, poi decorato e fatto cuocere in un forno a pozzetto a fuoco vivo e, ancora incandescente, una volta estratto, lo si raffredda all\u2019aria bagnandolo con acqua fredda per farlo cavillare. Negli anni \u201870 la tecnica procede per riduzione di ossigeno inserendo l\u2019oggetto, ancora caldo, in un recipiente di metallo contenente, al suo interno, segatura o giornali, per poi essere chiuso con un coperchio che ne impedisce l\u2019ossigenazione, cambiandone cos\u00ec gli smalti e le cristalline con cui \u00e8 decorato. Si intuisce, quindi, come la realizzazione di un\u2019opera in ceramica sia cosa tutt\u2019altro che semplice e in cui l\u2019alchimia \u00e8 un fattore da cui non si pu\u00f2 prescindere\u2026 da qui il motivo chiave delle opere della Sabetti, in cui tutto \u00e8 un gioco per rappresentare il paese delle meraviglie di Alice attraverso gli ingobbi, gli smalti, le forme fantastiche di teiere dalle fogge stravaganti ispirate talvolta dal mondo animale o i cappelli-vassoi da mago, al fine di portare nella realt\u00e0 quotidiana, colma di tristezza e oblio, quell\u2019incanto del mondo infantile, laddove c\u2019\u00e8 ancora posto per la fantasia e l\u2019immaginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al confine tra realt\u00e0 e sogno, si introduce la performance musicale di <strong><em>Valerio Bruner &amp; The Dirty Wheels<\/em>:<\/strong> gi\u00e0 ospiti di <em>Controsegno<\/em> nel 2017, ora sono un gruppo pi\u00f9 ampio e si presentano in diverse vesti e formazioni, a seconda della location e delle occasioni<em>. <\/em>Nascono inconsapevolmente, quando Valerio Bruner inizia a buttare gi\u00f9 le prime canzoni poi diventate la colonna sonora di <em>Nonsense a Nord del Tamigi<\/em>, spettacolo teatrale portato in scena con la sua compagnia <em>Te.Co. Teatro di Contrabbando<\/em>, vincitore nel 2015 della rassegna <em>Stazioni d\u2019Emergenza<\/em> indetta dal <em>Teatro Stabile d\u2019Innovazione Galleria Toledo<\/em> di Napoli. Per la serata, si esibiscono <strong>Valerio Bruner<\/strong> (voce, chitarre acustiche, armonica) e <strong>Andrea Russo<\/strong> (chitarre elettriche) in un folk-rock che narra le vicende di un\u2019anima persa nel fiume, metafora e riflesso della vita e di un viaggio composto da melodie e parole, storie di condanne e redenzioni, alla ricerca di una seconda opportunit\u00e0\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un evento imperdibile, ma anche un mese dedicato all\u2019arte in cui, <em>Controsegno <\/em>diventa lo spazio per i corsi di <strong><em>Grabado verde<\/em> (3-4 e 10-11 marzo)<\/strong> e <strong><em>Ceramica in sfoglie e smaltature <\/em>(17 e 22 marzo)<\/strong>: il <strong>finissage di sabato 24, con la performance <em>Pez<\/em> della Mirauda alle ore 18:00<\/strong>, chiude cos\u00ec degnamente il ciclo perch\u00e9 l\u2019estro ha mille volti e sfaccettature, a seconda dei gusti e colori!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Testo critico di Veronica Longo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Rassegna stampa a cura di Rosalba Volpe\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><strong>La mostra \u00e8 aperta fino al 24 marzo, dal marted\u00ec al sabato 16.30-20.00. Luned\u00ec e festivi chiuso. INGRESSO GRATUITO. \u00a0Info: 3398735267 &#8211; controsegno@libero.it \u2013 www.controsegno.com FB: AtelierControsegno &#8211; Evento Facebook: <\/strong><a style=\"color: #800000;\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/2071931273039708\/\"><strong>https:\/\/www.facebook.com\/events\/2071931273039708\/<\/strong><\/a><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1825\" src=\"http:\/\/www.controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Bruner-e-Russo_web.jpg\" alt=\"Bruner e Russo_web\" width=\"591\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Bruner-e-Russo_web.jpg 591w, https:\/\/www.controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Bruner-e-Russo_web-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Bruner-e-Russo_web-120x80.jpg 120w\" sizes=\"(max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Valerio Bruner e Andrea Russo live dell&#8217;Atelier <em>Controsegno<\/em>, giugno 2017<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Specchi a confronto Sabato 24 febbraio 2018, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Maria Ang\u00e9lica Mirauda e Maria Sabetti, a cura di Veronica Longo, presso Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (Lungomare Bagnoli, stazione Cumana Dazio). 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