{"id":1667,"date":"2016-03-04T09:09:38","date_gmt":"2016-03-04T08:09:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.controsegno.com\/?p=1667"},"modified":"2016-03-23T00:52:54","modified_gmt":"2016-03-22T23:52:54","slug":"1667","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.controsegno.com\/?p=1667","title":{"rendered":"Aulu Pedicini: il percorso dell&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sabato 12 marzo 2016, alle ore 18.00, si inaugura l\u2019esposizione dell\u2019artista Aulo Pedicini, a cura di Veronica Longo, all\u2019Atelier <em>Controsegno<\/em>, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (lungomare Bagnoli, nei pressi della stazione Cumana <em>Dazio<\/em>).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per questa speciale occasione saranno proiettate delle diapositive storiche che mostrano il percorso del Maestro e ci sar\u00e0 una dimostrazione di stampa con una sua lastra originale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni viaggi terminano in fretta, altri sono infiniti perch\u00e9 riguardano il percorso dell\u2019anima\u2026 e come Ulisse alla ricerca della sua Itaca, cos\u00ec Pedicini si dedica incessantemente al suo tragitto.<\/p>\n<p>Le sue opere, senza dubbio, hanno tanti legami con l\u2019atavica cultura classica: sculture acefale o alate dai fluttuanti pepli, colonne ioniche, forme taurine che ci riportano al Minotauro e i labirinti di Cnosso; tutto ci riconduce al binomio inscindibile tra l\u2019uomo e la donna, il bene e il male, la luce e l\u2019ombra\u2026<\/p>\n<p>Aulo Pedicini, di origine beneventana, classe 1942, ha una formazione davvero imponente: nel 1960 si diploma all\u2019Istituto Statale d\u2019Arte <em>Filippo<\/em> <em>Palizzi<\/em>, nel 1962 consegue il diploma di Magistero in <em>Scultura<\/em>, dal 1960 al \u201964 frequenta il corso della <em>Scuola Libera del Nudo<\/em> con Spinosa, nel 1967 consegue il diploma accademico in <em>Scultura<\/em> presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Napoli, ma gi\u00e0 dal 1970 \u00e8 titolare di cattedra di <em>Figura e Ornato Modellato<\/em> presso il Liceo Artistico Statale di Napoli. Ma questa \u00e8 solo una brevissima citazione da un curriculum immenso che vanta nomine accademiche (1970), partecipazione alle prestigiose <em>Quadriennali <\/em>romane (1975), <em>Biennali <\/em>veneziane (1976), <em>Festival Dada<\/em> a Los Angeles (1979) e tantissimi premi e riconoscimenti. Sono questi, tempi di grande impeto, in cui Aulo si esprime anche con performances di forte impatto, come quella svolta presso l\u2019Ospedale Psichiatrico <em>Frullone<\/em> di Napoli (<em>Il malato<\/em>, 1975) in cui testimonia tutto il senso di vuoto e solitudine di persone a cui \u00e8 stata negata ogni forma di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Scultore, pittore, grafico, il suo studio \u00e8 una miniera preziosa, ricca di ogni tipo di manufatto, dalle invetriate realizzate personalmente con il vetro <em>cattedrale<\/em> e il piombo, alle ceramiche o maioliche dalle forme e colori sfavillanti: cassetti, cartelle, ogni cosa raccoglie periodi di alacre produzione perfettamente catalogata e archiviata.<\/p>\n<p>Generalmente, chi si dedica a pi\u00f9 forme artistiche finisce per non eccellere particolarmente in nessuna di queste: non \u00e8 il caso di Pedicini che, invece, restando coerente con la sua ricerca, si esprime sempre al massimo della sua potenzialit\u00e0. Esordisce negli anni \u201950 con una pittura di tipo informale per poi dedicarsi, nel decennio successivo, prevalentemente alla scultura con opere apparentemente \u201cnon finite\u201d, tremule, dalle vaghe reminiscenze a Medardo Rosso (<em>Figura che si pettina<\/em>, 1963). Si tratta di ricerche che, nel tempo, lasciano lo spazio a opere di grandi dimensioni che si impongono con la forza del bronzo in tutta la loro maestosit\u00e0: spesso sono figure di donna, la cui testa viene sostituita da altri elementi come asparagi (<em>Il mito della terra<\/em>, 2001) o membri maschili (<em>Glorificazione del sesso<\/em>, 1975), a simboleggiare la perdita di una femminilit\u00e0, soprattutto a partire dagli anni della contestazione. Anche per questo, la donna non pu\u00f2 che generare volatili che librano lontano verso il cielo con rami di olivo nel becco, perch\u00e9 qualcosa \u00e8 ormai distrutto all\u2019origine (<em>Colombe cinesi<\/em>, 1969). Tuttavia, nonostante la delusione per la perdita di questo ruolo, Aulo ama profondamente il gentil sesso, che torna costantemente nei dipinti o nelle grafiche dai corpi piacenti e procaci: hanno pelli vellutate, forme sinuose e invitanti, ma sebbene mostrino la loro nudit\u00e0, appaiono sempre estremamente eleganti. Si tratta di figure in cui si evidenzia un aspetto \u201cduplice\u201d (<em>Ruotava, allegra, triste, la mia anima<\/em>, 2015) o si denuncia la mercificazione del corpo a fini pubblicitari (<em>Il tempo non cancella<\/em>, 2015), ma sono anche volti frammentati che nascondono un dolore dietro a banali gesti quotidiani, come quello di sollevare una tazzina (<em>Dissolvenza 1<\/em>, 2015).<\/p>\n<p>Di notevole interesse \u00e8 poi l\u2019inserimento di alcuni elementi ricorrenti nelle sue opere: occhi e bocche che, ovviamente, fanno riferimento a due dei sensi pi\u00f9 importanti: la vista e il gusto. Talvolta, per\u00f2, queste labbra sono cucite (<em>Serrate restano<\/em>, 2009), negando la loro funzione primaria, ossia, quella della comunicazione e cos\u00ec, la parola, come verbo scritto e visuale, se da un canto si mostra nella bellezza dei font, dall\u2019altro, ne esprime pure il contenuto in maniera esplicita\u2026 Altra simbologia significativa nei quadri, nelle sculture o nelle installazioni singole (<em>I savi<\/em>, 2000), \u00e8 quella delle orecchie, che fanno riferimento all\u2019udito e alla mancanza di ascolto che contraddistingue la nostra societ\u00e0. Aulo osserva il mondo con estrema attenzione e ne ritrae i contenuti senza menzogne, in maniera \u201cspietata\u201d, per questo, persino i caratteri e le scritture si presentano per ribadire il suo messaggio (<em>Apocalisse ultimo atto<\/em>, 2014). I suoi \u201cpersonaggi\u201d, se da un canto si mostrano, dall\u2019altro si mascherano o nascondono (<em>L\u2019anima vostra!,<\/em> 2015), altre volte sono \u201cattraversati\u201d da figure geometriche impossibili (<em>Denuncio tutta la gente che io non ho l\u2019altra met\u00e0<\/em>, 2015), a ricordarci la contraddittoriet\u00e0 della condizione umana.<\/p>\n<p>Sono, prevalentemente, opere a tecnica mista su carta indiana o <em>Amatruda<\/em> intelata, di dimensione 700 x 500 mm o di grande formato, per lo pi\u00f9 1000 x 700 mm, in cui tutta la sua conoscenza pittorica e grafica ritornano e si mostrano al pubblico. Inoltre, non trascurabile, \u00e8 anche la sua produzione incisoria che, come quella pittorica, si mostra varia e prolifica con diverse acqueforti e acquetinte in cui il tema del mito continua a ritornare, in lastre di zinco inchiostrate a pi\u00f9 colori con la tecnica del poup\u00e9e (<em>Sembra che il vento si sia alzato sul tempio<\/em>, 2012). Destano attenzione anche gli schizzi da lui realizzati a Parigi nel 1999: si tratta di grafiti rapide ed energiche, con caldi gialli e che richiamano ricordi colti all\u2019istante. D\u2019altronde, Pedicini, incessante disegnatore, durante tutta la sua carriera artistica ha sempre tenuto dei taccuini di viaggio, una sorta di diario di bordo del capitano, in cui ogni giorno segnare con attenzione gli eventi pi\u00f9 significativi. Sono album di studi pregiati, con fogli di carta <em>Amalfi<\/em> rilegati a mano, dal formato stretto e lungo, in cui pensieri, parole e impressioni, restano immortalati grazie alla china e all\u2019acquerello.<\/p>\n<p>Artista senza dubbio poliedrico, dall\u2019occhio vispo e furbo, con uno sguardo profondo che osserva lontano, lineamenti decisi e barba lunga, Pedicini \u00e8 davvero l\u2019Ulisse dei nostri tempi, che si interroga e confronta con se stesso e il tema della morte, messo in scena diverse volte con la presenza dei teschi (<em>Cupi pensieri<\/em>, 2015). Non pago della ricerca e delle nuove sfide da affrontare, Aulo continua incessantemente il suo cammino, alla ricerca di un mistero arcano o di un sogno utopistico: il tragitto dell\u2019inconscio e il raggiungimento del traguardo pi\u00f9 importante, quello della vita, in cui essere e apparire, amare e odiare non saranno pi\u00f9 antitesi, ma complementi di un unico volere perch\u00e9, il percorso nei meandri dell\u2019anima \u00e8 infinito e non avr\u00e0 mai fine\u2026<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/p>\n<p><em>Testo critico di Veronica Longo &#8211; Rassegna stampa a cura di Rosalba Volpe<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La mostra rester\u00e0 aperta dal 12 al 26 marzo, dal marted\u00ec al sabato: 10.00 \u2013 14.00 e 16.00 \u2013 20.00; domenica 16.00 \u2013 19.30. Luned\u00ec e festivi chiuso. INGRESSO LIBERO. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Info: +39 3398735267 &#8211; controsegno@libero.it <\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.controsegno.com\"><strong>www.controsegno.com<\/strong><\/a><strong> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/AtelierControsegno\">www.facebook.com\/AtelierControsegno<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Evento Facebook: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/493539180828055\/\">https:\/\/www.facebook.com\/events\/493539180828055\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 12 marzo 2016, alle ore 18.00, si inaugura l\u2019esposizione dell\u2019artista Aulo Pedicini, a cura di Veronica Longo, all\u2019Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (lungomare Bagnoli, nei pressi della stazione Cumana Dazio). 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