{"id":1581,"date":"2015-10-08T13:39:55","date_gmt":"2015-10-08T13:39:55","guid":{"rendered":"http:\/\/controsegno.com\/?p=1581"},"modified":"2015-10-08T13:44:43","modified_gmt":"2015-10-08T13:44:43","slug":"gennaro-fusco-nuove-visioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.controsegno.com\/?p=1581","title":{"rendered":"Gennaro Fusco: nuove visioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sabato 17 ottobre 2015, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Gennaro Fusco, a cura di Veronica Longo, all\u2019Atelier <em>Controsegno<\/em>, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (nei pressi della stazione cumana <em>Dazio<\/em>). Lo spazio artistico propone per la prima volta una personale di fotografia; per l\u2019occasione la danzatrice Martina Coppeto si esibir\u00e0 in un\u2019inedita performance di teatro-danza <em>Labirinto<\/em>, da lei creata e coreografata per questo speciale evento.<\/strong><\/p>\n<p>Nella sua celebre opera <em>Il piccolo principe<\/em> pubblicata nel 1943, Antoine de Saint-Exup\u00e9ry scriveva: \u00abEcco il mio segreto. \u00c8 molto semplice:\u00a0non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale \u00e8 invisibile agli occhi\u00bb.<\/p>\n<p>Non potrebbe esserci frase pi\u00f9 adatta per le opere di Gennaro Fusco che, partendo dalla sua grande sensibilit\u00e0, mostrano ci\u00f2 che non sempre appare evidente al primo sguardo. Ecco come la nostra realt\u00e0, a cui siamo abituati e che spesso trascorre \u201cinosservata\u201d, trova un nuovo modo di svelarsi e rivelarsi al pubblico e oggetti \u201cbanali\u201d, visti dall\u2019occhio creativo del suo autore, sotto le luci che lui stesso riesce a cogliere, assumono un significato totalmente diverso e profondo.<\/p>\n<p>Gennaro Fusco, napoletano, classe 1960, come lui stesso racconta, fotografa fin da ragazzino: durante il suo primo viaggio in treno da Napoli a Zurigo, non riusciva fare a meno di osservare il \u00abpaesaggio lontano che scorreva fuori e le varie citt\u00e0, come bellissime istantanee incorniciate dal finestrino\u00bb. Cosi, dopo un anno (ne aveva appena 16), riceve la sua prima macchina fotografica e inizia un percorso senza pause, in un continuo rinnovarsi anche delle apparecchiature.Nel tempo le sue macchine fotografiche sono state davvero tante e diverse ed \u00e8 mirabile come le ricordi tutte con assoluta precisione a partire dalle analogiche compatte <em>Agfa Autostar<\/em> e <em>Kodak Istamatic<\/em> (1976-79) con il flash a cubo e stampe con colorazione vintage e di forma quadrata, per giungere alla <em>Nikon D50<\/em> modificata ad infrarossi.<\/p>\n<p>La scelta della fotografia per l\u2019Artista nasce dal fatto che in essa vi ha intravisto qualcosa di misterioso da svelare nella realt\u00e0 delle cose, che spesso sono impercettibili e riconoscibili solo nel tempo. Cos\u00ec, il suo stesso autore, si scopre attonito quando, a distanza di anni, osservando una foto vi scorge situazioni e sentimenti totalmente diversi. Senza dubbio la fotografia, soprattutto di tipo analogico (quando si stampava a mano attraverso rivelatore e fissaggio), ha un processo totalmente magico: l\u00ec nel buio silenzioso, con una flebile lampadina rossa nella camera oscura, il fotografo soffre nell\u2019attesa di vedere la sua immagine, riportata tramite l\u2019ingranditore sulla carta emulsionata e la comparsa \u00e8 un\u2019opera strabiliante e alchemica, che appare lentamente, con la stessa gioia e travaglio di un parto perch\u00e9, di fatto, come Gennaro stesso afferma, quella foto \u00e8 una sua creatura, la produzione della sua mente e delle sue emozioni.<\/p>\n<p>Artista prolifico, che passa con disinvoltura dalla pellicola tradizionale, le diapositive cibachrome alle nuove apparecchiature digitali, utilizzando sia il colore sia il bianco e nero, in questa esposizione, attraverso la macrofotografia, Fusco \u00e8 alla ricerca dell\u2019aspetto occulto della realt\u00e0, cogliendo particolari che apparentemente non rivelano la vera natura degli stessi. L\u2019autore ci mostra, in maniera inusuale, degli oggetti apparentemente insignificanti, ma dotati di quella poesia un po\u2019 nascosta e misteriosa\u00a0 che lui riesce a trovare nelle cose. Cos\u00ec dettagli di chiusure lampo, coltelli, muri, palazzi, alberi, acqua e tanto altro, diventano forme astratte e pittoriche, motivi ornamentali che offrono la bellezza della struttura e della linea; \u00e8 un nuovo modo di vederle, interpretarle e renderle all\u2019occhio dello spettatore che si identifica stupito come un bambino. La fotografia per lui \u00e8 esperienza soggettiva e intima, nella quale cercare il suo senso e l\u2019anima nelle pi\u00f9 piccole cose: \u00e8 per questo che non pu\u00f2 riprendere indiscriminatamente la realt\u00e0, ogni pi\u00f9 flebile click della macchina va interiorizzato e meditato; non si tratta di mera perizia tecnica, ma di far suonare le corde del cuore\u2026 e lo scatto finale \u00e8 solo l&#8217;ultima azione che compie. Non a caso, la differenza tra un vero fotografo e un \u201camatore\u201d, sta proprio nel fatto di non sprecare tempo in scatti banali, nella cura per l\u2019inquadratura e la luce, nel trovare un linguaggio proprio e personale.<\/p>\n<p>A ben vedere, le opinioni in merito sono mutate parecchio da quando Walter Benjamin scriveva il suo famoso saggio <em>L\u2019opera d\u2019arte nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica<\/em>\u00a0(1892-1940): la fotografia, nata ufficialmente nel 1826 con Ni\u00e9pce e poi Daguerre e Talbot, cercava con fatica di annoverarsi tra le grandi arti quali la pittura o la scultura che riproducevano la realt\u00e0 in pezzi unici. Nei secoli il rapporto tra autore e fruitore \u00e8 notevolmente cambiato: se infatti prima c\u2019era una sorta di timore reverenziale nei confronti della pellicola, e spesso si doveva attendere molto per vederne i risultati (che non sempre mantenevano le promesse degli intenti) ora, con l\u2019epoca digitale, lo sviluppo \u00e8 quasi un fattore secondario dal momento che le immagini vengono conservate in un pc e stampate solo all\u2019occorrenza. Nella nuova era telematica gi\u00e0 all\u2019istante possiamo dedurre se il prodotto sia all\u2019altezza delle aspettative o correggerlo con programmi di fotoritocco; tutto ci\u00f2, se da un parte ha reso questa pratica alla portata di tutti, \u00e8 pur vero che molti si sentono fotografi solo perch\u00e9 in possesso di una buona fotocamera con impostazioni automatiche. Non dobbiamo infatti dimenticare che se il diaframma dell\u2019obiettivo ricalca il sistema di funzionamento della nostra iride, c\u2019\u00e8 pur sempre un\u2019anima, che pensa, sogna, ride o piange, ed \u00e8 quella che \u00e8 capace di incantarci e condividere con noi le sue emozioni.In questo caso \u00e8 lo spirito etereo e delicato prima di tutto dell\u2019uomo Gennaro che, se da un canto \u00e8 sempre alla ricerca di nuove forme di espressione e sperimentazione, dall\u2019altro non pu\u00f2 fare a meno di emozionarsi e provare felicit\u00e0 e benessere nell\u2019esprimersi con un linguaggio per lui imprescindibile e vitale, capace di farlo entrare in un mondo del tutto personale.E se \u00e8 vero che \u00abl&#8217;essenziale \u00e8 invisibile agli occhi\u00bb, le fotografie di Gennaro sono invece ben visibili dal cuore di tutti\u2026<\/p>\n<p>Per questa esposizione originale, la danzatrice Martina Coppeto ha ideato <em>Labirinto<\/em>, una particolare performance ispirata dalle foto dell\u2019artista: immersa in scorci inediti della realt\u00e0 che ci circonda, la sua immaginazione \u00e8 sconfinata non nei classici \u201clabirinti\u201d fatti di siepi e piante di vario genere, ma in quelli virtuali o cybernetici, fantasticando al confine con la realt\u00e0 e la fantasia. La danzatrice napoletana, formata in danza jazz, tip tap e canto, nel 2004 si trasferisce a Londra dove prosegue gli studi e entra a far parte come membro della compagnia <em>Dance my way<\/em>, diretta da Monoka Molnar. Si sposta poi in Francia per frequentare <em>l\u2019Accademia Off Jazz <\/em>diretta dal Maestro Gianin Loringett, dove si dedica esclusivamente allo studio della danza contemporanea e si mette in gioco per la prima volta come coreografa. Rientrata a Napoli, continua la sua ricerca sul movimento e scopre l\u2019anatomia esperienziale. Si perfezione sotto la guida di Claudio Malangone e Anna Nisivoccia, entrando a far parte della compagnia di danza contemporanea <em>Borderline danza<\/em> diretta da Malangone. Attualmente frequenta la scuola di mimo corporeo e commedia dell\u2019arte presso l\u2019<em>ICRA project <\/em>diretta dal Maestro Michele Monetta e insegna teatro-danza presso il laboratorio teatrale <em>Delirio Creativo<\/em> diretto da Raffaele Bruno. A gennaio sar\u00e0 alla <em>Galleria Toledo<\/em> con <em>Breviario del caos<\/em> diretto da Enzo Marangelo.<\/p>\n<p><strong><em>Testo di Veronica Longo<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Rassegna Stampa a cura di Rosalba Volpe<\/em><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_1586\" aria-describedby=\"caption-attachment-1586\" style=\"width: 1024px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Martina-Coppeto-durante-la-sua-performance-Ti-ricordi-quando...-Atelier-Controsegno-2014.-Foto-di-Vincenzo-Severino.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-large wp-image-1586\" src=\"http:\/\/controsegno.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Martina-Coppeto-durante-la-sua-performance-Ti-ricordi-quando...-Atelier-Controsegno-2014.-Foto-di-Vincenzo-Severino-1024x534.jpg\" alt=\"Martina Coppeto durante la sua performance Ti ricordi quando..., Atelier Controsegno 2014. 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Foto di Vincenzo Severino<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La mostra rester\u00e0 aperta tutti i giorni dal 17 al 31 ottobre, dal marted\u00ec al sabato: 10.00 \u2013 14.00 e 16.00 \u2013 20.00; domenica: 16.00 \u2013 19.30. Luned\u00ec e festivi chiuso. INGRESSO LIBERO<\/strong><\/p>\n<p><strong>Info: +39 3332191113 \u2013 controsegno@libero.it \u2013 www.controsegno.com &#8211; FB: Atelier Controsegno<\/strong><\/p>\n<p><strong>Evento FB: <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/events\/429579010570608\/\">https:\/\/www.facebook.com\/events\/429579010570608\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 17 ottobre 2015, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Gennaro Fusco, a cura di Veronica Longo, all\u2019Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (nei pressi della stazione cumana Dazio). 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